La Quercia di Giuseppe Errico

 

Breve cronistoria della famiglia Errico di Piano Vetrale

 

 

O Quercia, o Quercia tu fai parte della nostra storia, perché sei coetanea del nonno Leonardo. Infatti, quando venne esule da Gioi, tu, benché ancora querciolo, gli offristi riposo alla tua benefica frescura. Egli riposandosi rifletteva sul suo avvenire e come dare un onesto lavoro ai suoi discendenti in questa nuova dimora, confidando a te tutte le sue angosce e preoccupandosi del suo domani.

Tu, o Quercia, non hai alcuna affinità con quella inventata da Occhetto quale simbolo del suo nuovo partito perché quella è sterile e rifiuterà di dare frutti ad un partito che è un parassita dei lavoratori, mentre tu hai dato, oltre ai frutti copiosi anche se piccoli, frescura e ristoro a tutti i discendenti diretti di Leonardo. Tu ben conosci quanto grano è stato trebbiato alla tua ombra, sia a braccia che con i buoi; soprattutto conosci quanti pensieri ti sono stati confidati,  assieme a sospiri e a pianti, nelle ore più calde della giornata, o quando, stanchi o convalescenti afflitti da mali fisici, gli Errico venivano a riposarsi alla tua benevola frescura.

Tu, ad ogni rinnovo periodico della tua corteccia, hai visto avvicendarsi i discendenti diretti di Leonardo: Tommaso, Rosario, Tommaso, Leonardo, Tommaso, Giuseppe e da questo Mario Tommaso. E chi sa per quante generazioni tu resterai là. Ora, oltre ai tuoi frutti, dai anche frescura ed ornamento alla piccola casetta costruita al tuo fianco, e che, con i tuoi rami, abbracci come una madre abbraccia i propri figli, quasi a proteggerla da qualche maleintenzionato.

Ma sopra di te da sempre c'è stata S. Sofia, che protegge tutti i figli di Piano guardando però con occhio particolare la razza Errico, da quando Leonardo venne da Gioi a nascondersi sotto il suo manto chiedendo la protezione divina prima di quella giudiziaria. La protezione di S. Sofia è stata così grande ed evidente che gli Errico in meno di tre secoli sono diventati la terza famiglia di Piano, dopo i Gugliucci e i Paolino. La sua grande e materna protezione sulla famiglia è stata evidenziata anche simbolicamente dalla sua immagine sull'albero genealogico costruito da uno dei discendenti di Leonardo, che con questo albero si è reso degno di portare tale nome.

A Piano vi sono altre famiglie Errico, provenienti da altri paesi e soprannominati Guarda Bosco, Pasqualone, Machiochia e Scarpari. Nessuno di questi ha a che fare con la Quercia e le loro famiglie sono quasi tutte estinte o si sono trasferite altrove: Battipaglia, Agropoli o in America. Anche alcuni rami degli Errico della Quercia si sono trasferiti altrove, come il sottoscritto a Salerno, altri ad Agropoli, a Milano, a Vallo, in America, ad Orria, ma i più conservano le abitazioni e le abitudini di Piano e vi tornano spesso e con orgoglio si dicono fieri di chiamarsi 'Errico'.

La tradizione vuole che il capostipite fosse Leonardo nato a Gioi intorno al 1710 e si fosse trasferito da giovane a Piano, per un fatto di sangue commesso in quel comune in contrada 'Rezze' per una questione di confini territoriali.

Piano all'epoca era detto 'regio' perché giuridicamente era governato da leggi diverse da quelle di Gioi per cui chi si trovava a Piano non poteva essere perseguito per un reato commesso in quella giurisdizione.

Si ritiene che sia morto intorno al 1775, benché manchi la certezza delle date di nascita e di morte. Certamente a Piano contrasse matrimonio ed ebbe dei figli fra cui Tommaso di cui parleremo.


TOMMASO (1750-03.11.1812),di cui si conserva l'atto di morte, dichiarata dal figlio Rosario, si sposò ed ebbe tre figli maschi: Rosario, Domenico e Carmine.

Rosario (1772-1828 ?) sposò Sicilia Inverso ed ebbe cinque figli: Girolama, Leonardo, Tommaso, Francesco, Gennaro. Morì cadendo da una pianta di elce in località Treone e precisamente nel vallone che divide il Treone dalla Foresta. Cadendo batté la testa su una pietra, ove fu ritrovato già morto. Detta pianta fu tagliata nel 1930 e fino a quella data veniva chiamata l'elce di nonno Rosario.

Girolama (n. 1819) era chiamata Ciomma e sposò Angelo Sica di Piano ed ebbero due figli: Luigi e Cosimo. Entrambi sposati con figli.

Leonardo (1810-1852) sposò Maria Di Marco fu Francesco sorella di Giuditta, convivente del fratello Francesco, ed ebbe due figli: Sicilia e Rosario Antonio.

Sicilia sposò Pasquale Nese di Vetrale ed ebbe quattro figli:  Carmine, che emigrò giovane in America e fece fortuna ed ebbe dei  figli magistrati che ricoprirono cariche importanti, Stefano, Germano e Sabato, tutti sposati e con figli.

Rosario Antonio (1840-1920) sposò Giovannina Inverso della famiglia di 'Masto Carmine' dalla quale ebbe quattro figli maschi e una femmina: Maria Antonia, Carmine, Ernesto, Angelo, Leonardo. Era un grande lavoratore ed un ottimo muratore. Restarono proverbiali le sue parole quando a ottanta anni, sul letto di morte, disse 'mi dispiace di non poter terminare il muretto al Coterone'. Era molto serio, quasi scorbutico, come la maggior parte degli Errico.

Maria Antonia (n. 1877) sposò Angelo Raffaele Parrillo di Gioi e non ebbe figli, ma facilitò il matrimonio fra una figlia del fratello Angelo ed un nipote del marito, Gerardino Parrillo, che formarono una bella famiglia molto ammirata dai Gioiesi.

Carmine (1879-1881).

Ernesto (1882-1885).

Angelo (1884-1974) sposò Rosaria Gugliucci (28.07.1889-03.04.1976) fu Luigi e fu Rosina Santomauro ed ebbero otto figli: Antonetta, Giovanni Antonio, Leonardo, Luigi, Rosa, Giovannina, Carmela, Eliseo.

Antonetta sposò Angelo Sica di Vetrale ed ebbero quattro figli.      

Giovanni Antonio (n. 01.04.1912) sposò Giuseppina Gugliucci di Dalmiro (n.20.09.1912) ed ebbero tre figli.

Leonardo (n. 26.11.1915) sposò Rosa Di Matteo ed ebbero tre figli.

Luigi (n. 1929) sposò Alessandrina Di Matteo ed ebbero due figli.

Rosa sposò Aniello Sica di Vetrale ed ebbe tre figli.

Giovannina sposò Gerardino Parrillo di Gioi, nipote del marito della zia Maria Antonia  e con il quale formò una bella famiglia molto ammirata dai Gioiesi.

Carmela (25.07.1926-27.05.1990) sposò Pasquale Gugliucci ed ebbe due figli.

Eliseo (14.06.1933-07.09.1953) fu un serio ed onesto lavoratore, degno figlio della sua razza.

Leonardo (07.12.1886-17.04.1971) sposò Maria Inverso (01.05.1887-18.06.1956) ed ebbero nove figli: Giovannina, Antonio, Angelina, Angelo, Mauro, Elia, Giovanni, Alessandrina e Donato. Fu, come tutti gli Errico un grande lavoratore ed un ottimo muratore. Quando andava alla giornata si alzava prima dell'alba per fare qualche ora di lavoro nel suo orto. Molto serio e degno della razza.

Giovannina (24-03.1906-06.03.1966) sposò Carlo Pesca ed ebbe dieci figli tutti sposati con figli.

Antonio (n. 03.02.1909) sposò  Antonietta Inverso di Mauro della famiglia di 'Masto Carmine' ed ebbero quattro figli.

Angelina (20.11.1911-21.10.1957) sposò Giuseppe Gugliucci ed ebbero tre figli maschi sposati con figli.

Angelo (1918-12.06.1940) morì in guerra.

Mauro (n. 10.03.1920) sposò Giulia Di Matteo ed ebbero due figli.

Elia (08.01.1923-04.05.1966) sposò Angelina Inverso ed ebbero tre figli tutti sposati con figli.

Giovanni (n. 06.03.1925) sposò Angelina Errico 'machiochia' ed ebbero due figlie femmine ed un maschio, Riccardo.

Alessandrina sposò Sebastiano Santomauro ed ebbe tre figli.

Donato (n. 20.02.1935) tuttora celibe.

Tommaso (31.03.1813-1900) era piccolo di statura ma molto intelligente, tanto che fu caporale delle guardie comunali prima dell'arrivo di Garibaldi, per cui non fu garibaldino. Sposò Maria Di Matteo sorella di Decio e nipote di Paoluccio della Madonnina. Era uomo serio, lavoratore e ben voluto e stimato da tutti, tanto che lo zio Domenico (don Domenico), pur vivendo col nipote Gennaro, pochi giorni prima di morire, lo nominò erede universale assieme all'altro nipote Rosario Antonio ed escludendo quindi Gennaro dall'eredità. Egli perse la moglie molto giovane, ma non senza avere avuto tre figli maschi e due femmine: Domenico, Teresa, Caterina, Carmine, Leonardo

Domenico (13.10.1844-1920) da giovane cadde dentro una botola che si trovava nella sua camera da letto e finì con la testa per terra nel locale sottostante. I medici diagnosticarono che col tempo sarebbe restato cieco e così fu, ma perdette anche parte delle sue facoltà mentali. Si dedicò a qualche lavoro domestico in casa e a cullare i figli del fratello Leonardo prima e i pronipoti poi.

Teresa (n. 30.05.1848) sposò Angelo Inverso detto 'Visiroro' di Piano ed ebbero quattro figli: Germano, Donato, Anna e Angela Maria.

Caterina (n. 17.06.1853) sposò Giovanni Antonio De Marco di Gioi detto 'Fucile' ed ebbero due figli: Sabato e Nicola. I figli di Nicola sono molto noti a Gioi ed un nipote è un valente medico all'ospedale di Vallo.

Carmine (21.06.1850-02.07.1873) era un appassionato cacciatore e morì a soli ventitré anni per una polmonite contratta dopo una forte sudata dovuta ad un lungo inseguimento di una lepre. Dicono che fosse un bel giovane ammirato dalle donne e fidanzato con Angela Maria Sica detta 'Paradiso', che poi sposò Giuseppe Inverso 'Cecca'.

Leonardo (10.04.1852-10.06.1933) sposò Carminella Nese fu Mauro di Vetrale (20.08.1860-23.03.1941) che morì a Felitto, ma ora riposa assieme al marito e a tre figli (Giuseppe, Giovanni e Mauro) nella cappellina di famiglia del cimitero di Vetrale. Fu una donna di alte qualità morali, ottima educatrice e grande lavoratrice, da prendere come esempio dai figli e nipoti e da quanti ebbero la fortuna di conoscerla da vicino. Leonardo, pur essendo gracile e molto magro tanto che fu dichiarato non abile al servizio militare, alla sua poca salute sostituì sempre la volontà e l'iniziativa. Fu il primo a Piano ad usare l'asino al posto dei buoi per la trebbiatura del grano ai piedi della Quercia. Era sempre attento a che i terreni coltivati dalla sua famiglia non venissero danneggiati da animali o da vandali. Gli piaceva alzare il gomito ma senza tralasciare le cure della famiglia. In età avanzata si dedicò al pascolo del gregge. Morì all'età di ottantuno anni, ma era ormai molto contento  perché l'anno prima aveva visto il suo ultimo figlio Mauro consacrato sacerdote e sistemati anche tutti gli altri figli. Non dimenticò mai, tuttavia, la morte del suo figlio Tommaso all'età di soli trentatré anni a causa delle ferite riportate in guerra e che lasciò quattro figli in tenera età. Ebbe sette figli: Tommaso, Maria Cristina, Giuseppe, Antonia, Giovanni, Luisa e Mauro.

Tommaso (03.12.1884-13.02.1919) da giovane si fidanzò con Carmela Di Matteo (22.04.1888-18.05.1969) della famiglia dei 'Cozzetti'. Ma le sue condizioni economiche non gli consentivano il matrimonio e perciò andò in America, ove lavorò per quattro anni, senza dimenticare la famiglia e la promessa sposa. Mandò alla famiglia in varie date lire settecento, di cui lire quattrocento servirono per il corredo e lire trecento come dote per la sorella Maria Cristina, che, al suo ritorno, gli rilasciò un atto di quietanza, scritto da don Pietro Barbato, col quale si dichiarava soddisfatta di ogni suo avere paterno e materno firmandolo assieme al marito Dalmiro Gugliucci. Inoltre mandò altre mille lire per il mantenimento quotidiano della famiglia. Al suo ritorno, all'atto del matrimonio con la Di Matteo, che portò in dote lire cinquecento, aggiunse altre lire cinquecento e diede così al padre Leonardo la somma di lire mille, che furono usati per estinguere dei debiti contratti in precedenza ed in cambio ebbero una stanza dove si sposarono, pur continuando a vivere in famiglia. Morì nell'Ospedale di Bari per ferite riportate nella prima guerra mondiale. Ebbe quattro figli maschi e due femmine, ma il primo e l'ultima morirono in tenera età. I rimanenti sono: Leonardo, Carminella, Giuseppe e Carmine Antonio. Tommaso fu un ottimo muratore, tanto che disse di lui un vecchio di Piano detto 'Guarda Bosco' che dei muri costruiti da Tommaso si vedevano le pietre, mentre per altri muratori valeva il detto 'calce mia diletta, nascondi ogni difetto'. Alla sua morte, la moglie Carmela continuò a vivere in famiglia con i suoceri e i cognati allevando i figli con il suo lavoro e la misera pensione di guerra e contribuendo anche al mantenimento del cognato  Mauro in seminario fino alla sua consacrazione sacerdotale. Non le fu facile vivere in una famiglia numerosa, senza il marito e con quattro figli da mantenere.

Maria Cristina (07.03.1887-25.02.1973) sposò Dalmiro Gugliucci ed ebbero otto figlie femmine, Giovannina, Angelina, Giuseppina, Clelia, Pasqualina, Bastiana, Natalina e Carmela, e un figlio maschio, Giovanni (n. 03.09.1919) sposato con Rosina Gugliucci della famiglia del 'Capitano'.

Giuseppe (20.03.1892-24.04.1975) sposò all'età di quarantasei anni Gaetana Di Dario (18.07.1902-29.11.1979) di una distinta famiglia di Felitto e non ebbero figli. Fece il servizio militare in Libia dal 1912 al 1919 per sette anni senza avere mai una licenza. A fine guerra, quando tornò, lavorò in famiglia con i genitori e contribuì a far studiare il fratello Mauro fino al sacerdozio. Poi lo seguì a Felitto ed a Piano fino alla sua morte. Fu sempre una persona modesta e visse all'ombra del fratello.

Antonia (07.04.1895-06.06.1990) sposò Giuseppe Capo della famiglia del 'Barone'. Ebbe due figli maschi, Armando (n. 11.08.1928) che ha sposato Nicolina Santomauro ed abitano ad Agropoli, e Antonio (n. 03.01.1931) che ha sposato Maria Errico e vivono in Australia, e quattro figlie femmine, Emma, Giovannina, Chiarina ed Elena, tutte sposate con figli. Morì ad Agropoli ove riposa con il marito.

Giovanni (05.05.1898-01.01.1970) fece il militare durante la prima guerra mondiale nell'arma dei bersaglieri e quando veniva in licenza era molto orgoglioso del fez rosso con il fiocco anch'esso rosso e che faceva dondolare sulle spalle. Quando si congedò ne portò alcuni e noi nipotini l'indossavamo un pò per necessità, ma più per vanità infantile. Emigrò nell'America del sud il 25.01.1923 e tornò il 1968, dopo quarantacinque anni, portandosi dietro, al posto del sacchetto usato alla partenza, una valigia con poca biancheria personale. Prima di morire nominò erede universale il pronipote Tommaso, cosa che fu ammirata e condivisa da tutti i parenti perché quel pò di terreno che gli spettava in eredità non sarebbe andato ad estranei. Fu un uomo di modesta cultura e di limitate vedute.

Luisa (n. 20.02.1902) sposò Antonio Di Matteo fu Carmine, fratello della cognata Carmela detto 'Cozzetto', ed ebbero nove figli, sei maschi e tre femmine, tutti sposati e con figli. Luisa é stata la vera figlia della mamma Carminella dal comportamento serio, grande lavoratrice ed ottima educatrice dei figli. Non ha tralasciato di adoperare anche la frusta quando era necessario con i figli, i quali, anche grazie alla ferrea educazione ed all'esempio materno, si sono tutti sistemati facendosi onore come Amedeo, il medico, a Como ed Elia, l'avvocato, a Milano.

Mauro (02.02.1907-10.01.1985) fin dalle scuole elementari dimostrò viva intelligenza e grande volontà negli studi tanto che sia l'insegnante che il parroco don Pietro Barbato indussero il padre Leonardo a mandarlo a studiare nel seminario di Vallo per farne un sacerdote e quivi ben presto si dimostrò uno studente modello. Dopo aver fatto il ginnasio ed il liceo, andò a Napoli dove si laureo in Teologia. Fu consacrato sacerdote da Monsignor Francesco Camerota il 31 luglio del 1932 ed il giorno seguente, domenica primo agosto, celebrò la sua prima messa solenne a Piano nella chiesa di S. Sofia. Vi fu una grande festa di popolo dopo la cerimonia religiosa e per la prima volta in questo paesetto si videro riuniti più di trenta sacerdoti, oltre a molte altre persone accorse dai paesi vicini. La gioia di Piano durò poco perché, dopo pochi mesi, il Vescovo lo destinò alla parrocchia di Felitto, dove era necessario un sacerdote dinamico e colto per placare alcune fazioni locali, religiose e politiche. Vi restò per dodici anni, poi, essendo cambiate le cose, poté tornare definitivamente al suo paesello, ove restò fino alla sua morte. Durante i suoi trentacinque anni di parroco di Piano ricoprì vari incarichi nella diocesi. Fu prima cancelliere della Curia Vescovile, poi delegato del Vescovo e dal 1963, per venti anni, Vicario Generale della Diocesi ed ebbe il titolo di Monsignorino Mitrato. Fu come Vicario Generale che sostituì, nelle loro brevi assenze, i Vescovi che si successero alla diocesi di Vallo. Fu molto stimato in tutta la Diocesi per le alte qualità umane e sacerdotali. Negli ultimi due anni della sua vita per motivi di salute rinunciò a tutti gli incarichi diocesani e continuò ad essere solo Parroco di Piano e Vetrale. Mentre era parroco di Piano fece rinnovare le Chiese di S. Elia e di Santa Sofia e fece costruire una navata accanto a quest'ultima. Questi lavori furono eseguiti senza alcun contributo da parte del popolo, ma soltanto attraverso l'intervento dello Stato, poiché seppe sfruttare, anche utilizzando le sue personali amicizie, le leggi vigenti. Negli ultimi anni della sua vita fu visitato da molti Vescovi e non soltanto dal Vescovo di Vallo e molti furono presenti alla celebrazione dei suoi solenni funerali. Il Vescovo di Vallo per potergli dare il suo ultimo saluto e la sua benedizione ottenne di essere accompagnato da un campagnola dei carabinieri perché la strada era interrotta dalla neve. Piano e Vetrale erano stati sempre in rivalità sia per le parrocchie che per beghe locali. Essendo parroco di entrambe le parrocchie, seppe operare così bene da far sparire ogni discordanza come se fossero state una sola famiglia, tanto che, per la prima volta nella storia, quando nel 1946 si tennero le prime elezioni amministrative, Piano e Vetrale, pur essendo numericamente minori di Orria, furono così compatti e uniti che vinsero contro Orria. E così fu eletto primo Sindaco di Piano Vetrale Carmine Antonio della famiglia Errico.

Francesco (1816-1853) era detto 'Cicco Saverio'. Convisse con Giuditta De Marco fu Francesco di Gioi, detta 'Mandacona' forse per la sua mole, e dalla quale ebbe una figlia, Maria Felicia, che, pur vivendo in famiglia non fu mai riconosciuta né leggittimata. Tuttavia cinque anni dopo la morte di Francesco, e cioè il 1858, in occasione dell'acquisto del terreno detto 'Treone', gli zii paterni  le diedero cento ducati ed ella, con la garanzia della madre Giuditta, rinunciò ad ogni diritto ereditario del padre. Così fu riconosciuta moralmente dagli zii. Maria Felicia detta 'Fulicedda' sposò Pasquale Di Matteo col quale ebbe molti figli tutti sposati e con figli e che costituì la razza detta dei 'Bartoli'. Francesco non ebbe altri eredi.

Gennaro (02.08.1823-1873) visse con lo zio Domenico (don Domenico), che poco prima di morire lo escluse dall'eredità lasciando tutti i suoi averi ai figli degli altri suoi fratelli, Leonardo e Tommaso, con testamento redatto dal notaio De Matthaeis. Gennaro sposò Rosaria Sica di Vetrale (n. 1831) e dalla quale ebbe due figli maschi e quattro femmine: Maria Grazia, Carminella, Giuseppa, Giuseppe, Carmina Antonia e Angelo. Egli morì all'età di cinquanta anni e la moglie portò avanti la numerosa famiglia, tuttavia, in età avanzata, uscì di senno per cui aveva bisogno di assistenza continua e, appena era libera di farlo, se ne andava di nascosto al terreno detto 'tuorno' che apparteneva alla sua famiglia di nascita ed è situato nei pressi di Faito verso Monteforte.

Maria Grazia (1855-1926) sposò Carmine Inverso detto 'Cutiddo' o 'Fattore' perché faceva il fattore della famiglia Salati di Gioi, che possedeva a Piano i terreni detti 'Soppare, Maiese e Spina Sinina', e non ebbero figli. In tarda età si adoperò perché la nipote Rosaria, figlia del fratello Giuseppe, sposasse un figlio del fratello del marito di none Carmine e che ereditò i beni immobili della famiglia e l'incarico di 'Fattore', per cui fu chiamato 'Fattore' per tutta la vita. Ebbero cinque figli, tutti sposati con figli.

Carminella (08.03.1857-1930) sposò Arcangelo Inverso ed ebbe tre figli maschi, tutti sposati con figli. Attualmente a Piano vive soltanto il nipote Alessandro Antonio con la sua famiglia.

Giuseppa detta 'Geppa' (n. 19.12.1862) sposò un Inverso ed emigrarono all'estero e di loro si sono perse le tracce.

Giuseppe (30.04.1865-1951) sposò Rosina Inverso di Piano della famiglia di 'mastro Carmine' ed ebbe una figlia femmina, Maria  Rosaria, e tre figli maschi, Gennaro, Angelo e Carmine. La moglie morì giovane e lui, con la madre vecchia, portò la famiglia avanti. Fu un ottimo muratore, molto serio, quasi superbo. Era considerato piuttosto scorbutico, pur essendo un frequentatore della Chiesa, dove cantava la S. Messa nelle solennità. Diede ai figli una seria educazione e ne fece dei lavoratori.

Maria Rosaria (05.12.1889-08.05.1976) sposò il 'Fattore', nipote del marito della zia Maria Grazia.

Gennaro (02.01.1891-30.10.1969) sposò Angelina Di Fiore di Orria, figlia unica e pertanto ereditiera, e si trasferì ad Orria. Fu un  falegname all'antica che faceva tutto a mano, per cui era molto apprezzato e richiesto. Fu un lavoratore serio e ben voluto da tutti e formò ad Orria un nuovo ramo del nostro casato. I figli, degni del nome, furono: Rosina (n. 18.04.1923), Agostino (n. 18.08.1926), Nicola (n. 21.10.1928), Angelo (n. 06.06.1931),  Carmine (n. 12.10.1933), Giuseppe (n. 01.11.1936). Sono tutti viventi, sposati e con figli, tutti degni del nome che portano e tutti godono della stima e del rispetto degli Orriesi.

Angelo (09.06.1894-1956) sposò Maria Grazia Errico figlia del 'Guarda Bosco' ed ebbe un figlio, Giuseppe, che morì molto giovane, mentre lei morì durante il secondo parto assieme al nascituro. Angelo, dopo pochi anni, si risposò con Assunta Santangelo di Gorga ed ebbero due figlie femmine ed un maschio, Antonio. Dopo la morte di Angelo la famiglia emigrò in Argentina ed ivi risiedono. Si sa che sono tutti e tre sposati e con figli.

Antonio (n. 1932) sposato in Sud America ha un figlio di nome Angelo (n. 1972)

Carmine (1897-15.09.1971) emigrò in Sud America nel 1923. Si sa  che ebbe un figlio di nome Giuseppe (n. 1930), ma non si hanno altre notizie certe della loro vita.

Carmina Antonia (n. 21.01.1867) sposò Fiore Parrillo di Gioi e non ebbero figli.

Angelo (03.02.1870-1949) sposò Luisa Infante della famiglia detta 'Pinto' ed ebbero due figli maschi e due femmine: Maria Grazia, Giuseppe, Cristina e Carmine. Morì vecchio come la moglie. Non fu un grande lavoratore, ma visse modestamente con la sua famiglia senza biasimo e senza gloria.

Maria Grazia (n. 1907) tuttora vivente sposò Emilio Alfonso Di Matteo della famiglia detta di 'Zuvito' ed ebbe molti figli.

Giuseppe (1905-1982) non si sposò e visse sempre con il fratello Carmine, un modesto lavoratore senza mai uscire da Piano.

Cristina (n. 1909) non si sposò e visse con i fratelli facendo casa e campagna.

Carmine (n. 1917), tuttora vivente, sposò Giulia Caggiano, una bella ragazza di Napoli conosciuta durante il servizio militare. La moglie morì giovane all'ospedale psichiatrico di Nocera lasciando quattro figli maschi: Angelo Antonio, Giuseppe, Gennaro e Vincenzo. I figli vivono in Germania e vengono saltuariamente a Piano, mentre lui vive solo con la pensione INPS.

Angelo Antonio (n. 01.11.1945) ha un figlio ANTONIO (n. 1968) e vive in Germania.

Giuseppe (n. 01.11.1948) vive in Germania.

Gennaro (n. 04.01.1952) vive in Germania.

Vincenzo (n. 08.01.1955) vive in Germania, dove possiede una catena di pizzerie.

Domenico (1780-09.1856) da giovane studiò in un convento di monaci ed era, forse, l'unico che sapesse leggere e scrivere bene e parlava sempre in italiano, mai in dialetto, per cui era chiamato 'don Domenico'. Dagli atti risulta che il 29.08.1856 fece un testamento a mezzo del notaio De Matthaeis, nominando eredi universali il nipote Tommaso, figlio del fratello Rosario, e Rosario Antonio, figlio di Leonardo, altro figlio di Rosario, escludendo l'altro nipote Gennaro, terzo figlio di Rosario. Nominò esecutore testamentario Decio Di Matteo. I nonni raccontavano che sopravvisse pochi giorni alla stesura del testamento, per cui si deduce che morì nel settembre del 1856.

Carmine (12.12.1790-02.07.1873) nacque senza una mano per cui fu detto 'lo ciuncarieddo'. Questa mancanza non gli impedì di fare il contadino tanto che risulta da una scrittura privata che il 24.12.1844 prestò quattro tomoli e mezzo di grano ad Infante Vincenzo alla presenza di Carmine Terzella e Sica Giacomo, che firmarono come testi a tale prestito. Le date di nascita e morte sono desunte dall'atto di successione pagata dai nipoti, figli del fratello Rosario, all'Ufficio del Registro di Vallo, per una somma complessiva di lire cinquanta. Non contrasse matrimonio per cui non lasciò eredi diretti.

 

Piano Vetrale primo luglio 1994

 

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